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Premio di maggioranza, l’on. Terzoni (M5S): “Da tre anni attendo risposta dal ministro”

Il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato sul ricorso di Tablino Campanelli
Premio di maggioranza, l’on. Terzoni (M5S): “Da tre anni attendo risposta dal ministro”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Palazzo comunale  attende l’esito del ricorso di Tablino Campanelli al Consiglio di Stato, ma con il pronunciamento dei giudici, qualunque esso sia, la  discussione si sposterà sul campo politico. L’onorevole Patrizia Terzoni, del Movimento 5 Stelle, nel 2014 presentò un’ interrogazione parlamentare a risposta scritta per chiedere definitivamente il parere del Ministero dell’Interno sulla questione, in quanto molti Comuni italiani ebbero questa problematica.

Il caso Campanelli non riguarda dunque solo San Benedetto, ma diversi enti locali in Italia.

In pratica, a chi vince il ballottaggio viene attribuito il premio di maggioranza, il 60%. Ora, il 60% di 24 consiglieri riporta 14,4, per cui si deve arrotondare: per eccesso o per difetto? A San Benedetto è stato arrotondato per eccesso e alla maggioranza Piunti è stato assegnato il quindicesimo consigliere.

Dall’interrogazione dell’onorevole Terzoni sono passati tre anni, ma gli uffici statali ancora non hanno dato risposta al quesito, ed oggi, annuncia la deputata marchigiana a San Benedetto News, alla luce del caso Sambenedettese “solleciterò ufficialmente il Governo a dare in tempi brevi una risposta all’interrogazione”. “Ritengo – continua la parlamentare – non accettabile che le minoranze non abbiano nei consigli comunali la possibilità di presentare da soli atti politici importanti come ad esempio la mozione di sfiducia”.

In particolare l’onorevole Terzoni sottolinea che “non poche sono le implicazioni collegate all’interpretazione della norma. Infatti, nel caso in cui il TAR si è espresso in favore delle maggioranze il potere delle opposizioni è stato fortemente limitato. Questo, ad esempio, nella possibilità di presentare atti di sfiducia al sindaco che, sempre secondo il decreto-legge 18 agosto 2000, n. 267, all’articolo 52, prevede che tale documento debba essere sottoscritto da almeno 2/5 dei consiglieri calcolati escludendo il sindaco.

Questo comporta, per fare un esempio, che nei consigli comunali composti da 24 consiglieri (come a San Benedetto del Tronto, ndr), in caso di interpretazione della norma a favore della maggioranza, questa ha diritto a 15 consiglieri (sindaco escluso) e la minoranza a 9, mentre i 2/5 per la mozione di sfiducia risultano essere pari a 10 consiglieri”.

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